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Il libro è in vendità in tutte le librerie (grandi e piccole) d’Italia con il codice: ISBN 978-88-06-18798-9
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per informazione: info(chiociola)infugadalletenebre.it
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L'autobiografia di Jean-Paul Pougala – giovane imprenditore Camerunese di formazione Europea, è a tal punto fitta, anzi stipata, di accadimenti da richiamare la tradizionale immagine della melagrana. Fitta nel tempo perché, nell'ambito di un'esistenza non ancora giunta ai quarantacinque anni, riassume un'esperienza storica plurisecolare. Da una vera e propria condizione di schiavitù familiare, infantile e adolescenziale, giunge, attraverso vicende non di rado al limite dell'inverosimiglianza, al compimento di un travagliato "curriculum studiorum", fino alla laurea in economia conseguita in Italia e poi fino alla sua attuale posizione di imprenditore esperto di triangolazioni a livello intercontinentale. Altrettanto fitta è la dimensione spaziale della sua storia, segnata da un costante andirivieni tra l'Africa, l'Europa e la Cina, non senza un importante soggiorno formativo tra Canada e Stati Uniti.
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Nato dal desiderio di consegnare alla memoria dei suoi quattro figli, nati a Torino da genitori accomunati dalle origini e dalla diaspora e del tutto ignari delle fortunose vicissitudini paterne, una testimonianza esemplare, questo libro tocca necessariamente una varietà di temi e di registri che, senza presunzioni letterarie, conduce il lettore dal romanzo picaresco alla storia di una formazione intellettuale e morale, in un interessante confronto con realtà profondamente diverse, segnate in più di una circostanza da rischi che non è esagerato definire estremi.
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In Camerun Jean-Paul Pougala è figlio di un notabile, ma è obbligato a lasciare l'Africa a metà degli anni Ottanta. Ora è un piccolo imprenditore che lavora tra l'Africa, Torino e la Cina. In questo libro racconta la sua storia, ma ha anche modo di denunciare le condizioni di vita africane: Pougala è nato in una società patriarcale, suo padre ha trenta figli da varie mogli. Quando con la madre è cacciato di casa decide di tentare la via dell'emigrazione e si ritrova a studiare in Italia, all'Università di Perugia. Ma anche in Italia sperimenta condizioni di vita non sempre agevoli. Al suo arrivo si sente isolato dai compagni di università per le paure di quegli anni legate all'AIDS. E non è quella l'unica forma di apartheid subdolo e pervasivo che sarà costretto a subire, e che per un certo periodo della sua vita ha prevalso persino nell'immagine che egli aveva di sé.
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Venuto al mondo nel 1962, in una situazione di grave pericolo, mentre gli uomini e le donne della sua etnia, distintasi nella guerra contro l’occupante, erano costretti ad abbandonare i propri villaggi sotto la minaccia dei continui attacchi dell’aviazione francese, aveva già rischiato di morire prima della nascita per i continui spostamenti notturni a cui aveva dovuto sottoporsi sua madre, percorrendo a piedi un centinaio di chilometri, in condizioni di assoluta precarietà. Ultimo nato di una famiglia poligamica nella quale, per decisione paterna, solo il primo maschio di ogni moglie avrebbe potuto andare a scuola, avrebbe conosciuto suo padre solo quando, in età ormai giovanile, ne fece ricerca, constatandone la completa dimenticanza.
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