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La scelta dell'Italia come sede conclusiva del suo percorso di studi, operata originariamente sulla base di valutazioni comparative del costo della vita in un'ottica di esasperata attenzione ai problemi della sopravvivenza, è parte decisiva di un processo formativo dove i successi accademici si accompagnano non soltanto a inevitabili manifestazioni di diffidenza, ma al precario – e tuttavia necessario – persistere di un'affannosa ricerca di mezzi economici.
L’urgenza di queste preoccupazioni lo induce, nel periodo estivo dell’anno seguente, a recarsi, con un percorso ferroviario lunghissimo, a Villa Literno, partecipando alla raccolta dei pomodori e condividendo le condizioni di assoluto abbrutimento degli immigrati Africani, accampati di notte in una baracca abbandonata e del tutto priva di servizi e ingaggiati di volta in volta da un “caporale” secondo una procedura del tutto analoga a quella di un mercato degli schiavi. Insieme a costoro egli è fatto oggetto di una rapina notturna da parte di un gruppo di malavitosi, che operavano nella certezza dell’impunità, data l’impossibilità, per le vittime, di denunziare il fatto. Tornato fortunosamente a Perugia, si improvvisa “Vu Cumprà ” con esito più favorevole.
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