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IN FUGA DALLE TENEBRE - COMMENTI & RECENSIONI

17/11/2008

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“Per chi ama la libertà, è un Libro da non perdere”

www.euroricette.it

http://www.euroricette.it/notizia.asp?idn=5590

Sono la preside dell'istituto Comprensivo di Orbetello ( Gr),abbiamo letto io  e diversi docenti il suo libro " in fuga dalle tenebre". Con la presente intendiamo richiedere la sua partecipazione ad un incontro con l'autore presso la nostra scuola. Saremmo onorati della sua presenza per  far conoscere a qualcun in più, il significato e il valore della sua esperienza di vita è profondamente vera e drammaticamente riconducibile ad una situazione attuale critica e assai poco educativa . Non solo,  il libro può scuotere e far riflettere ragazzi e anche adulti ma noi vorremo regalare loro la sua presenza e il suo esempio di vita che è un  inno alla vita.  Istituto Comprensivo Statale"Don Lorenzo Milani"  Orbetello

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“Non trovo gli aggettivi giusti per definire le emozioni e i pensieri logico/politici che il suo libro mi ha indotto.... Voglio però ringraziarla per la dolcezza con cui posa lo sguardo sulle donne e sui bambini, una dolcezza quasi religiosa. Grazie!!!” Maria Luisa Mattiuzzo (Direttrice scuola Padre Gemelli di Torino)

Si legge d'un fiato e fa riflettere la biografia di Jean-Paul Pougala, «giovane imprenditore italo-camerunese di formazione europea», classe 1962, deciso a capovolgere lo stereotipo di un'Africa perdente e miserabilista.
Dalla sua, in partenza, non ha certo la fortuna, Pougala, né eredita una posizione sociale che gli consente un percorso di vita appena sopportabile. Anzi. La sua vicenda di tenacia e di inventiva, che ricapitola mezzo secolo di storia del Camerun, racconta un'infanzia vissuta da schiavo lavorando nei campi per la raccolta del caffè o come servo presso parenti-padroni. Ma il piccolo Jean-Paul ha una sola idea in testa: studiare ad ogni costo e diventare imprenditore di se stesso. E alla fine, tra capitomboli e successi, Pougala approda nell'Italia dei primi anni '90, dove conoscerà altri aspetti del nuovo «mercato degli schiavi»: dai negrieri di Villa Literno dove va a raccogliere i pomodori, ai padroncini piemontesi, pronti a truffare l'africano troppo intraprendente. E d'altro canto, Pougala - «membro attivo del Movimento federalista europeo» - non ambisce ad essere il Fanon del Camerun, ma un imprenditore convinto che l'Africa debba porsi alla pari sul mercato internazionale. Un uomo che, finalmente lanciato in una «globalizzazione sconosciuta e sorprendente», in Cina offrirà una prospettiva al «signor Zhang», un esubero a cui il mercato aveva tolto ogni via di uscita.
 Le Monde Diplomatique

http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Giugno-2008/pagina.php?cosa=0806lm23.02.html

Esistono sempre più persone, nell'epoca della globalizzazione e della mobilità transnazionale che la caratterizza, che nel corso della loro vita  - in contingenze drammatiche e per così dire coercitive -  attraversano più continenti, più società, più “mondi”, più culture. Molte, fra queste, “soccombono” lungo questi percorsi, si configurano come “vite negate”, e spesso concludono in modo tragico (il Mediterraneo, ad esempio, è sempre più un “mare di morti”) un'esistenza destinata a non lasciare alcuna memoria.  Altre, invece, anch'esse “in fuga dalle tenebre”, riescono - per capacità personali e insieme per contingenze fortunate - a riemergere, ad autodeterminarsi e a prendere in mano il loro destino. Raccontano le loro esperienze, e lasciano memoria della loro avventura diasporica.  E' il caso dell'africano Jean-Paul Pougala, figlio di un notabile camerunese, cacciato di casa dal padre (trenta figli da varie mogli) con la madre, emigrato in Europa, che giunge in Italia, come tanti altri sopravvive a stento inventandosi ogni giorno la vita, riesce a studiare e laurearsi, diventa infine un piccolo imprenditore che, per la sua attività, “va e viene” fra Europa, Africa e Cina, e frequenta così quasi quotidianamente mondi diversi e lontani. Pougala, oltre a questo, cura la sua vita privata: si sposa e ha quattro figli. Coltiva, nel contempo, anche l'impegno politico. Si batte per l'unità africana, per l'unità europea, per la promozione di una cittadinanza cosmopolitica, come membro attivo dei movimenti federalisti africano, europeo e mondiale. E' il prototipo, per così dire, dell'uomo globalizzato, diasporico, ibridato, segnato da una pluralità di identità, di appartenenze, anche di cittadinanze, consapevole della sua condizione e delle responsabilità che ne derivano.  Non deve stupire, quindi, che l'autobiografia di Pougala abbia in qualche modo i tratti di un'avventura picaresca, di un romanzo ai confini del possibile. Come è noto, spesso, la realtà riesce a superare la fantasia.  Leggendo il libro, viene in mente quanto sarebbe necessario, e utile ai nostri comuni destini (per capire davvero chi siamo e cosa stiamo diventando), raccogliere e raccontare le innumerevoli storie diasporiche che segnano i nostri tempi. Fare delle biografie e delle autobiografie delle persone “in diaspora” il genere letterario “testimone” del nuovo demos emergente del XXI secolo. Scopriremmo un mondo nuovo declinato “al plurale”, aperto alla diversità e consapevole che l'identità si costruisce nella relazione e nella rete, non nel “recinto” delle proprie origini. Le “tenebre” - la metafora del libro di Pougala – sono nel XXI secolo  i conflitti identitari, gli scontri di civiltà, le guerre “infinite” fra un bene e un male metafisici. Per sfuggire all'ombra di queste tenebre, può essere decisivo il ruolo delle diaspore, dei nuovi popoli globali testimoniati da personaggi come Pougala, che abitano più mondi e che legano con le loro reti più società e più culture. 
E tutti, per sfuggire alle tenebre, dovremmo porci in qualche modo, almeno mentalmente, “in diaspora”, anche vivendo tutta la vita nello stesso luogo.  Giampiero BORDINO (Prof.  scienze politiche - Università di Torino)

http://www.globusetlocus.org/it_news.php/archive/globus_et_locus_newsletter_n_3_2008

 

16/8/2008

Qualche mese fa, passavo per la stazione di Trieste e nell'atrio sentivo che c'era la presentazione di un libro. Dovevo aspettare per prendere il mio treno e così ti ho sentito parlare. Mi hai conquistato! Per la prima volta ho sentito dire sull'Africa qualcosa di serio, e non i soliti inutili luoghi comuni, inutili e sdolcinati, generalmente dannosi. Ti giuro: era la prima volta in assoluto che sentivo dire qualcosa di veramente importante, sensato e utile a proposito dell'Africa, il continente meno capito di tutto il mondo e, consentimi, meno capito soprattutto dai suoi stessi abitanti. Molte cose che tu dici per l'Africa possono essere estese anche per molti altri paesi poveri, o, addirittura, per molte parti povere dei paesi ricchi (per esempio il Sud Italia). Ho cercato il tuo libro e l'ho letto tutto d'un fiato, in poche ore. E mi è piaciuto moltissimo, perché ho sentito la vera descrizione di ciò che hai provato, del tuo dolore, della tua disperazione, ma ho gioito nel sentire la tua immensa forza d'animo, la tua volontà, la tua determinazione, la tua creatività e la tua grande intelligenza.

Dopo aver letto il tuo libro ho fatto un respiro di sollievo e ho detto: quest'uomo è veramente un grande! Solo un grande uomo sa cogliere una sconfitta come una opportunità, sa trasformare il dolore in forza, è capace di confessare e riconoscere le proprie sconfitte e i propri errori, è capace di cambiare le proprie convinzioni quando vede che la realtà è diversa. Tu sei una persona che semina il nuovo, che percorre nuove strade, che rinuncia ai comodi stereotipi per andare sempre oltre. Sei troppo avanti per essere capito veramente, troppo intelligente e profondo per la quasi totalità dei tuoi interlocutori, ma il segno che lasci è indelebile, la strada da te tracciata sarà un giorno percorsa, le cose che hai scritto sono destinate a muovere le coscienze. "La goccia scava la pietra", dicevano i latini, e tu sei quella piccola goccia, paziente, determinata, ritmica, insistente, inesorabile. Grazie per il libro che hai scritto.
 
Un caro saluto,

Andrea Landriscina (Trieste)
www.landriscina.it

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“Scrittura schietta, talora cruda. Senza risparmiare le mazzate a chi di dovere, a partire dalla “cultura” africana, dal suo stesso paese e dalla sua propria famiglia. E senza sottacere il ripetuto impatto con atteggiamenti di razzismo più o meno inconsapevole. Ma l’autore ammette di avere fatto anche esperienze positive, là dove non se l’aspettava più. E rivela la sua caparbietà prima nello studiare e poi nel voler costituire una sua “multinazionale”. Oggi il suo business è triangolare: “Africa, Italia, Cina: la storia globalizzata di un uomo nuovo”, recita il sottotitolo. Sorprendente”. Nigrizia (www.nigrizia.it)


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 Yamila Pedemonte Scrive: Gennaio 17th, 2008 alle 19:03
“Ho appena finito di leggere “in fuga dalle tenebre”, il libro mi è piaciuto molto e mi è molto colpito per tantissime ragioni, e segnalo una in particolare: finalmente si racconta il razzismo e la fobia verso gli stranieri che regna in tantissimi settori d’Italia con la testimonianza in prima persona di uno straniero che ha vissuto queste cose sulla propria pelle”.
Yamila, Uruguayo-Messicana residente a Rovereto (Trentino)
Commento dal sito:  http://www.grigiotorino.it/?p=7976

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“Caro Jean Paul, Ti ringrazio del tuo libro che ho letto in una giornata. Non ti nascondo che ho sofferto molto al solo pensiero che tu abbia fin da bambino vissuto tanto inspiegabile dolore. Però sono ancor più orgogliosa di averti conosciuto e di esserti amica”. 
Laura Bianchi Boroli (Novara)

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“Sono una catalogatrice di biblioteca e una lettrice con una <fame> inesauribile di carta stampata.
L'emozione, la sofferenza, le riflessioni scaturite dal suo libro sono state violenti pari a una lama conficcata nel cuore (...)
La ringrazio di esistere e di aver dato tanto”
Nina Sanna (Bologna) 


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Mi mancano le parole per descrivere questo tuo libro che bisogna fare leggere a tutti i giovani prima che prendano brutte strade.
Era da 30 anni che non divoravo un libro cosi in fretta, tutto in un tratto, da quando cioè da ragazzo, mi misi a leggere la Divina Commedia di Dante.
Marco Balducci (Perugia)

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Ho cominciato a leggere il tuo libro e non sono più riuscita a smettere.
Mi è piaciuto molto e ho sofferto mentro lo leggevo.
L'ho consigliato a tutti. Speriamo di incontrarci per chiaccherare meglio.
Federica Gardenghi (Bologna)

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Nato nel 1962 in Camerun da un padre poligamo, Jean-Paul Pougala non era destinato al successo. Nella sua famiglia solo i primogeniti maschi andavano a scuola. Tutti gli altri figli lavoravano come schiavi alle dipendenze di parenti o estranei. In questa autobiografia, Pougala racconta come si è ribellato al destino, prima emigrando in Italia per studiare e poi destreggiandosi tra le maglie del razzismo e della globalizzazione per diventare imprenditore. Una storia di emancipazione personale che apre squarci inediti sul nostro mondo. www.internazionale.it

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Ad un “amico” prima di ora sconosciuto che ha saputo “invertire la marcia” nella sua vita, che ha rischiato e lottato con tutte le sue forze e che ha lasciato in noi un’impronta “indelebile”, un piccolissimo pensiero per un grazie tanto grande. Con ammirazione e Stima Gli Studenti e i docenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Ferraris Brunelleschi” di Empoli 12/2/2008

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Caro JP,

ho letto attentamente il tuo libro e prima di tutto ti devo dire che l'ho trovato molto bello. La cosa che mi ha più colpito è che il tuo non è un libro sull'Africa, non è un libro sull'Occidente visto da un Africano, non è un libro su un' avventura imprenditoriale, non è neanche un libro sulla globalizzazione. A forza di studiare, di leggere, di provare, sperimentare, scoprire (e potrei ancora continuare coi verbi...) alla fine, ad un certo punto della tua vita, hai scritto un libro sugli uomini, su tutti gli uomini, e sul mondo che hanno creato...!

Sei partito dall'Africa, attraverso un percorso difficilissimo, seguendo sempre il "filo rosso" del tuo desiderio incrollabile di emancipazione, hai conosciuto le persone nella loro più profonda realtà, hai studiato e imparato sempre, hai compreso i meccanismi fondamentali di funzionamento dei vari aggregati umani (dalle piccole comunità fino agli stati nazionali), che sono poi sempre più o meno dipendenti dal denaro. Alla fine hai scritto un libro sul mondo, semplice, chiaro, basato sui fatti reali che hai sperimentato sulla tua pelle.

Come tu stesso scrivi questo è stato possibile perchè sei stato fuori dagli schemi, dal sistema, non hai fatto quello che gli altri si sarebbero aspettati da te, non hai occupato le varie "caselle" che il sistema via via ti induceva ad occupare.

L'estrema emarginazione degli inizi un po' alla volta è divenuta un vantaggio su tutti gli altri e alla fine ti ha permesso una consapevolezza delle cose che è privilegio davvero di pochissimi!

Nel tuo libro c'è un altro filo rosso, un argomento che di tanto in tanto ritorna: la religione...!

Ti faccio i miei complimenti, avremo sicuramente ancora occasione di conversare su alcuni dei tanti temi e sotto-temi del tuo bel libro.

Un saluto

Stefano Degiuli (Monte-Carlo - Monaco)

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Caro Jean Paul

Ieri sera ho assistito alla presentazione del tuo libro “In fuga dalle tenebre”, alla scuola per Geometri a Empoli.

E’ stata una serata interessante.

Fa veramente piacere vedere come una persona, indipendentemente dal colore della sua pelle (che per me e la mia famiglia, non è mai stato un elemento discriminante ne mai lo sarà) riuscire a cambiare in meglio il corso della sua vita senza ricorrere ai soliti inganni a cui ci hanno abituato i politici di tutti i colori (e qui mi riferisco al colore politico).

Devo comunque dirti una cosa, in cui non sono stato d’accordo con te.

Credo che tu la pensi peggio di quello che realmente sia. Mi spiego.

Mi riferisco al tuo parallelismo biblico con il figlio di Noè, Cam.

E’ vero che Cam fu maledetto per aver visto la nudità di suo padre e con lui fu maledetta tutta la sua progenie.

La storia biblica mostra che a quel tempo venivano selezionate in Israele le varie discendenze per poter poi arrivare alla linea di discendenza che avrebbe portato alla nascita di Gesù.

Cam si dimostrò indegno di tale onore ed è per questo motivo che fu maledetto, lui e tutta la sua discendenza. Non fu per il colore della sua pelle, anche perché questo andrebbe contro al messaggio biblico, ripreso poi da Gesù nel cristianesimo, che tutti gli uomini sono fratelli e sono tutti uguali davanti a Dio, qualunque sia la loro estrazione sociale o razziale.

La Bibbia dice in Atti 10:34-35 che in ogni luogo della terra, l’uomo che teme Dio e opera giustizia, gli è accetto. Si, questa è l’unica discriminante che Dio ha verso gli uomini: il loro atteggiamento verso la giustizia.

Questa discriminante Dio la applica a tutti indistintamente dal loro colore, nero, giallo, bianco, rosso o arcobaleno.

Una rivista del 1978 riportava quanto segue:

Qual è la veduta della Bibbia?

I negri sono maledetti da Dio?

MOLTI capi religiosi hanno risposto affermativamente. Gli ecclesiastici Robert Jamieson, A. R. Fausset e David Brown affermano nel loro commentario della Bibbia: “Maledetto sia Canaan [Genesi 9:25]: questa condanna si è adempiuta con . . . la schiavitù degli Africani, discendenti di Cam”. — Commentary, Critical and Explanatory, on the Whole Bible.

Si afferma che questa maledizione biblica si adempì non solo con la schiavitù dei negri, ma anche con lo stesso colore nero della loro pelle. Pertanto molti bianchi sono stati indotti a credere che i negri siano inferiori e che Dio intendesse farne i servi dei bianchi. Molti negri si inasprirono per il trattamento ricevuto come conseguenza di questa interpretazione religiosa. Una donna racconta:

“Fu nell’estate del 1951 che io, bambina curiosa di sette anni, mi sedetti sui gradini della Prima Chiesa Battista di Sheepshead Bay (Brooklyn), e piansi. Avevo cercato pazientemente di togliermi il nero dalla pelle, perché le mie compagne bianche avevano fatto commenti sul suo aspetto sgradevole. Nel punto dove avevo strofinato col detersivo Ajax era rimasta solo una macchia rossastra e gonfia che doleva, quasi come il mio piccolo cuore, e mi misi a riflettere perché mai un Dio di amore mi avesse fatto negra, a meno che egli realmente non mi amasse.

“Avevo sentito dire che era a causa di una maledizione di Dio sulla nostra razza. Ma ugualmente non sapevo né capivo che cosa avessimo fatto a Dio per meritare simile punizione. E, riflettendo, penso che nel profondo del cuore avessi sempre nutrito un intimo risentimento contro Dio per avermi fatto negra e per avermi messo in un mondo di bianchi.

“Ero profondamente turbata dagli scherni e dagli appellativi lanciatimi dai compagni di gioco a causa della mia razza, e venne così a crearsi una particolare situazione, che mi faceva ribollire, specie verso le mie coetanee bianche”.

Che dire di questa maledizione biblica? I negri sono tali per una maledizione che Dio scagliò su qualche loro antenato? E la secolare schiavitù dei negri adempì questa maledizione? La Bibbia insegna veramente tali cose? Vediamo. Il racconto biblico in questione dice:

“[Noè] bevve il vino, s’inebriò e si scoperse in mezzo alla sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide le nudità di suo padre e corse fuori a dirlo ai suoi fratelli . . . Quando Noè si fu svegliato dal vino venne a sapere quello che gli aveva fatto il suo figlio minore e disse: Maledetto sia Canaan! Sia servo dei servi dei suoi fratelli! Poi soggiunse: Benedetto sia il Signore Iddio di Sem, e sia Canaan loro servo! Iddio estenda Jafet, e abiti nelle tende di Sem; e sia Canaan loro servo!” — Gen. 9:21-27, versione di F. Nardoni, 1964.

Alcuni hanno asserito che questa maledizione biblica destini i negri a una servitù perpetua. Infatti, nel 1838 Theodore Weld, che fece una crociata contro la schiavitù, scrisse in un popolare trattato: La “profezia di Noè [citata sopra] è il vademecum degli schiavisti, che non si spingono mai lontano senza di essa”. — The Bible Against Slavery, pagina 66.

Ma si noti anzitutto che in questo racconto biblico non c’è nulla a indicare che a qualcuno venisse la pelle nera a causa della maledizione. E si noti pure che fu maledetto Canaan, non suo padre Cam. Canaan non aveva la pelle nera, né l’ebbero i suoi discendenti che si stabilirono nel paese chiamato poi Palestina. (Gen. 10:15-19) Col tempo, i Cananei furono soggiogati dagli Israeliti, discendenti di Sem, e in seguito da Media-Persia, Grecia e Roma, discendenti di Iafet. Con l’assoggettamento dei Cananei si adempì la maledizione profetica del loro antenato Canaan. Pertanto la maledizione non ebbe nulla a che fare con la razza negra.

Da dove venne dunque la razza negra? Da altri figli di Cam, cioè Cus e probabilmente anche Put, i cui discendenti si stabilirono in Africa. Ma, come abbiamo visto, la Bibbia non dice assolutamente nulla di una maledizione dei discendenti negri di questi uomini! Tuttavia si suppose erroneamente il contrario. Quando fu che i commentatori religiosi cominciarono ad applicare la maledizione a Cam?

Un ecclesiastico di circa 1.500 anni fa, Ambrosiastro, fece tale applicazione, dicendo: “Per la sua stoltezza Cam, che derise stoltamente la nudità di suo padre, fu dichiarato schiavo”. E John F. Maxwell osserva nel suo recente libro Slavery and the Catholic Church: “Questo disastroso esempio di esegesi [spiegazione] fondamentalista fu seguito per 1.400 anni e portò alla diffusa idea che i negri africani fossero maledetti da Dio”.

Fino a cent’anni fa la Chiesa Cattolica ha sostenuto l’idea che i negri fossero maledetti da Dio. Maxwell spiega che questa idea “sopravvisse a quanto pare fino al 1873 quando papa Pio IX attribuì un’indulgenza alla preghiera per gli ‘sventurati Etiopi dell’Africa Centrale affinché l’onnipotente Dio tolga finalmente la maledizione di Cam dai loro cuori’”.

Tuttavia, anche prima dell’inizio della cristianità oltre 1.500 anni fa, sì, forse anche prima che Gesù Cristo venisse sulla terra, i rabbini ebrei insegnavano qualcosa sull’origine della pelle nera. L’Encyclopædia Judaica afferma: “(Cus) discendente di Cam ha la pelle nera per punizione perché Cam ebbe rapporti sessuali nell’arca”.

Nei tempi moderni sono state fabbricate “storie” simili. Certi fautori della schiavitù, come John Fletcher della Louisiana (U.S.A.), ad esempio, insegnavano che fu il matrimonio fra persone di razze diverse a spingere Noè a pronunciare la maledizione. Egli affermò che a Caino venne la pelle nera per avere ucciso suo fratello Abele, e che Cam aveva peccato sposando una donna della razza di Caino. Un altro fatto interessante è che anche Nathan Lord, presidente del Dartmouth College nel secolo scorso, attribuì la maledizione pronunciata da Noè su Canaan in parte all’avere Cam “contratto un matrimonio proibito con una persona della già malvagia e maledetta razza di Caino”.

Ma tali insegnamenti non trovano assolutamente nessuna base nella Bibbia. E nei secoli passati alcuni mostrarono che la maledizione pronunciata da Noè era erroneamente applicata ai negri. Per esempio, nel giugno del 1700 il giudice Samuel Sewall di Boston (U.S.A.) spiegò: “Canaan, infatti, è la persona maledetta tre volte, mentre Cam non è menzionato. . . . E la razza negra non discende da Canaan, ma da Cus”.

Inoltre, nel 1762 un certo John Woolman pubblicò un trattato in cui affermava che applicare questa maledizione biblica in modo da giustificare la schiavitù di alcuni e il negare loro i diritti naturali “è un’ipotesi troppo immorale per essere ammessa da chi desidera sinceramente farsi guidare da sani principi”.

Quanto danno è derivato dall’errata applicazione che uomini religiosi hanno fatto di questa maledizione biblica! La schiavitù dei negri africani, e i maltrattamenti che hanno subito dai giorni della schiavitù, non si possono in alcun modo giustificare con la Bibbia. La verità è che i negri non sono maledetti da Dio, né lo sono mai stati!

(Svegliatevi! – 22/04/1978 – pag. 28-29)

Ti invito ad approfondire l’argomento e vedere come l’adorazione resa a Dio con tutta l’anima, il cuore e la forza vitale possa abbattere le barriere razziali.

Nel far questo non prendere come modello l’operato della Chiesa Cattolica nei vari secoli fino ad oggi, poiché questo sarebbe altamente fuorviante.

Tu stesso hai potuto vedere come oparano adesso e come hanno operato in passato.

Personalmente vivo ed opero in una Associazione Cristiana che ha fatto della fratellanza mondiale un suo punto di forza. Avevo solo 13 anni quando mi portarono ad una Assemblea Internazionale dei Testimoni di Geova, a Roma nel 1973 e ancora ho impresso nei miei ricordi di bambino tutte le foto che mi hanno scattato insieme ai delegati che provenivano da molte parti del mondo, dagli africani con i loro variopinti vestiti, ai sudamericani con la loro allegria, agli orientali con la loro proverbiale calma e saggezza, tutti insieme sorridenti e contenti di essere li, radunati con una sola fede, un solo pastore.

Mi sforzo di trasmettere questo a mia figlia e spero che un giorno mi possa ringraziare di ciò.

Ti auguro di riuscire a trovare la tua strada ed esserne orgoglioso, poiché al mondo non c’è ricompensa maggiore che vedere il risultato del proprio duro lavoro.

Se un giorno ci incontreremo nuovamente, vorrei poter avere la possibilità di farti vedere che quanto ti ho descritto sopra non è una utopia ma è la quotidiana realtà di ogni cristiano. (Nota la differenza: ho detto “cristiano”, non “cattolico”, poiché molte volte queste cose non coincidono)

Tanti abbracci.

Massimo Castellacci    (LAMPORECCHIO - PRATO)

RISPOSTA DELL’AUTORE:

Caro Massimo, Salve

Ti ringrazio di essere venuto alla presentazione del mio libro e soprattutto di aver preso carta e pena (come si dice) per scrivermi i punti del tuo disaccordo. La dialettica è proprio il sale che permette alla salsa del dialogo umano di non essere un’insipidità dalla monotonia.

Ho il grande piacere di risponderti quanto segue:

Ma prima di risponderti voglio fare una premessa:

Contrariamente alla maggioranza dei cristiani, io ho letto la bibbia (vecchio e nuovo testamento). L’ho letto anche più volte e posso dapprima assicurarti che per me è un semplice testo letterario, con un contenuto cosi discutibile che non lo consiglierei ad un adolescente sotto i diciotto anni, perché (soprattutto il vecchio testamento che c’interessa) è un testo strapieno di inutile violenza, infanticidio, diseducazione, oddio, razzismo, omofobia, sessismo ecc…

In più, ho i miei fondati dubbi sull’attendibilità stessa della bibbia, dopo aver constatato un’imbarazzante somiglianza con un altro testo vecchio di molti millenni prima della bibbia e vale a dire: il libro sacro degli antichi egizi del nome: Il Libro dei Morti o meglio, the “Death book”come prima esperienza e testimonianza conosciute ad oggi di monoteismo. La copia di 165 cartelle rinvenuta nel 1842 dal Tedesco Carl Lepsius è oggi conservata al museo Egizi di Torino, completata nel 1881 con altre 9 cartelle dall’Olandese Pleyte dai quali si legge chiaramente tutta la scena della nascita di Gesù (papale-papale), solo che in questo caso, non si chiamava Gesu 4.000 anni fa, quando fu scritto questo libro, sotto la V° Dinastia del Faraone OUNAS ( -2397 a -2364).

Questa premessa per chiedere: come posso accettare di essere maledetto io da un testo la cui validità è discutibile sotto il profilo storico?

Quindi, senza sottrarmi ai quesiti che hai posto, io rifiuto di discutere del merito di una ipotetica maledizione che ritengo una semplice invenzione di una religione che ha sempre bisogno di qualcuno per espiare i suoi peccati e auto-compiacersi delle proprie miserie quotidiane.

Invece, io cambierei i quesiti dandoti un altro metro di giudizio. In pratica non m’interessa che i musulmani facciano vedere quanti Neri partono dall’Africa per la Mecca per il pellegrinaggio per dimostrare quanto sono buoni loro e i razzisti stanno dall’altra parte, ma m’interessa osservare che ad oggi nella lingua araba, la sola parola per designare gli Africani di pelle scura è proprio quella biblica o coranica: ZENDJ, ovvero SCHIAVO. Non mi interessa che ad ogni evento religioso come natale, pasqua a piazza san-pietro a Roma, la televisione mi faccia vedere 100 volte le stesse facce nere frescamente giunte dall’africa per dimostrarmi quanto sono buoni i cattolici nei nostri confronti, mi basta constatare quanto gli Africani residenti (ospiti) sono trattati qui in Italia, cioè nel paese più cattolico del mondo. Lo stesso, per i Testimoni di Genova, non mi basta tutte le belle dichiarazioni di circostanza e beffarde che fatte oggi per dimostrare quanto non avete niente a che vedere con il razzismo antinero della chiesa cattolica e che voi sareste più santi. No ! Per giudicarvi, mi domando quale era il vostro atteggiamento durante il periodo buio della segregazione razziale in America? Cosa scrivevate nelle vostre riviste su questo argomento? Come partecipate oggi in Africa al lavaggio di cervello per convincere gli Africani che non valgono niente per volontà divina? 

1 – per i Testimoni di Geova, la Razza Bianca è più intelligente di tutte le altre razze per volere divino. Ecco cosa scrivete nella vostra rivista : La Torre di Guardia del 15 luglio 1902:

“Il segreto della grande intelligenza e capacità della razza caucasica [=bianca] può essere, in grande misura, attribuito senza alcun dubbio al miscuglio del sangue fra i suoi diversi rami; e questo evidentemente è stato prodotto in larga misura dalle circostanze sotto controllo divino”.

2- Per i Testimoni di Geova, la pelle Nera è sinonimo di Brutto ed Imperfetto. Ecco cosa scrivete nella vostra rivista La Torre di Guarda del 15 febbraio 1904:

“La dottrina della restaurazione ha similmente sollevato un interrogativo: Come possono gli uomini essere riportati alla perfezione? E qual era il coloro della pelle in origine? Possiamo ora rispondere a questa domanda. A suo tempo Dio può cambiare il colore della pelle dell'etiope [= negro]”.

 3 – Come lo professate in tutta Africa, per i Testimoni di Geova, avere la pelle Nera è un’imperfezione, semplice conseguenza di un peccato biblico e per togliere tale peccato e diventare Bianco, bisogna diventare Testimoni di Geova. Ecco cosa scrive la vostra rivista Torre di Guardia del 1 Ottobre 1900 :

“È toccato al Rev. William H. Draper, pastore della chiesa di 'Logan Memorial', di Washington, ... dare una risposta affermativa alla famosa domanda biblica: "Può un Etiope cambiare la sua pelle o un leopardo le sue macchie?" [Geremia 13:23] Benché egli fosse nero come il carbone, il pastore Draper è diventato bianco, ... I suoi fedeli dicono che il suo colore è cambiato in risposta alla preghiera. Molti anni fa Draper venne assunto da un uomo bianco il quale gli fece notare che sarebbe stato molto più felice se avesse avuto la pelle bianca come il suo padrone. Mentre si trovava al servizio di quest'uomo Draper fece un'esperienza religiosa.

A iniziare da quel giorno pregò incessantemente e con fervore, chiedendo di diventare bianco. Trent'anni più tardi la sua preghiera iniziò ad essere esaudita. Sentì innanzi tutto una sensazione di pizzicore sul viso e, dopo essersi esaminato, si accorse di avere una grande quantità di puntini bianchi, piccoli come la punta di un ago. Dapprima ne fu spaventato, pensando di avere qualche particolare malattia, però non sentiva male, salvo la sensazione di pizzicore sul viso. Gradualmente quelle chiazze si sono ingrandite ed ora, dopo trent'anni, Draper non ha più la minima macchia nera sul corpo.”

4- Per i Testimoni di Geova, la consacrazione ultima di ogni africano di pelle nera è di servire un bianco. Diventare lo schiavo di un bianco è la cosa che può procurare ad un nero il più grande piacere. Ecco cosa scrivete nella vostra rivista The Golden Age del 24 luglio 1929:

“La maledizione che Noè pronunci su Canaan è all'origine della razza nera. È certo che quando Noè disse: "Sia maledetto Canaan, e divenga il servo dei servi dei suoi fratelli", ciò indicò il futuro della razza di servi, ... non vi è al mondo un servo così eccellente come il servo negro, e la gioia che egli prova nel servire fedelmente è una delle gioie più pure che esita al mondo”.

5- Per i Testimoni di Geova, solo i Bianchi sono essere umani perfetti che hanno avuto il vantaggio di conoscere la verità divina per primi. Tutte le altre razze sono animali destinati alla perdizione, nell’attesa di ricevere con largo ritardo la fatidica verità divina. Ecco cosa scrive il secondo presidente della vostra Watch Tower Society, J. Rutherford, nell'opuscolo "Salute e vita" (1932), pag. 45:

Le Indie e la Cina sono popolate da una razza ignorante e degenerata. Tutti, comunque, udranno le verità nel tempo opportuno.

6- ETC…

CONCLUSIONE: Come diceva Jean-Paul Sartre, “Se gli Ebrei non esistessero, l’avrebbero creati” perché serve qualcuno per parare i colpi del beato, perchè credente; alla religione, serve sempre qualche maledetto per valorizzare i credenti e darli il premio del loro sforzo di credere. In un caso sono gli Ebrei che maledicono da soli se stessi e tutti i loro discendenti; nell’altro caso sono i Neri che sono maledetti da un padre ubriaco dopo che ha offerto al suo bambino l’oscenità dello spettacolo di un ubriacone denudato. Verrebbe da chiedermi: quale lezione questo passaggio della santa bibbia da ai tanti giovani che muiono sulle strade del sabato sera dopo serate a cocktail di droga ed alcol in discoteca? Sono un laico non per convinzione filosofica o ideologica, ma perché con tutte quello che ho subito sulla mia pelle, credo che sia molto meglio per me credere che non esiste un Dio, piuttosto che uno, per chi mi ritroverei costretto ad utilizzare tutti i pessimi aggettivi per definire. Suona molto male ai miei orecchi, quando qualcuno fa finta di ignorare la storia, per tentare di convincermi che sono un maledetto e lui un benedetto, o che siamo tutti fratellini, mentre la realtà quotidiana mi dice tutto il contrario. La religione non è mai stata uno strumento di pace o di unione tra gli uomini, unione per una parte si, ma sempre una parte contro il resto. Io mi scrivo in falso in questa logica partigiana. Io sono un federalista e con questo relativizzo tutte le differenze che ci sono tra gli esseri umani, cercando di coltivare ciò che può unirli e non esasperare i loro particolarismi, per fino spirituali come appunto la religione. Senza il fattore religioso, Israel e la Palestina sarebbero in pace da 60 anni. Senza la religione, le due torri Gemelle sarebbero ancora in piedi. Quante guerre nella mia martoriata Africa sono riconducibili alla religione? Molto meglio preservare la laicità delle istituzioni, dello stato, cosi ciascuno sarà liberissimo di vivere la sua “libertà” religiosa in perfetta intimità.

Jean-Paul Pougala

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Hi Jean Paul,
Thanks for your nice Book. Your activity is a big promotion of the African identity. I am very proud of the specific quality of LE CAMEROUNAIS in African culture!
While wishing you the best, I would like to give you some advice from the bottom of my heart.

1-Please try as much as possible not to paint a very negative image of your fatherland Cameroon and your continent Africa. African culture has many precious values to teach to mankind; for example the fact that you survived a difficult childhood and could reach very high education and write your book and proudly talk about your terrible childhood, shows that the apparently negative experience was indeed a very sound and real education and rich life experience. Our dignity as Africans is our biggest asset in the age of globalisation. Man was born in Africa but mankind is renegating her birth place.

2-Please Don't mix up your great academic work with temporary politics.Movimento Federalista Europeo (written on the cover of your book) is a mistake even if you have a lobby in this movement. Well I don't know your strategy but I fear people who read your book now and in the future will not understand why you are member of this movement!?? Personally I don't understand how you can be an European federalist and also supporter of the US of Africa.
Possibly you have a long term plan and strategy with some instruments to reach your target. However please consider the mass communicational aspect. "prejudice towards Africans" by people who have been educated to believe that Africans are inferior human beings. You and I know that the reality is that they have lost the sense of reality which is the base of African culture.
 Africa must unite and be free to stand in the world market with its own strategies and policies designed for the interests of Africa.
    When the demand for any product or material is high, the price naturally goes up. It is not the fault of Africa consuming its own raw materials that prices of such materials go up.   That Africa starts consuming its raw materials is a big step in the right direction of development and auto determination that will lead Africa out of post colonization and modern slavery.

    The rise of prices of African raw materials in the world market is VERY WELCOME since such prices were miserably low prices imposed on the continent by colonial and racist Europe.

    Why must Africa keep the prices of their raw materials low in the international market while she needs huge cash for vital development projects to cover up the 500 years of underdevelopment induced by slavery colonialism and more recently AIDS?

    I am not happy with this sentence (in your book) of yours because of the following deductions:
    1-Africa must not consume its raw materials so as to keep the prices low for Europeans
    2-Africa must keep the prices of raw materials low so as to avoid racism to African immigrants in Europe by Europeans
    3-Europeans are racist to Africans because Africans have increased the prices of their raw materials
    4-In Europe there are no longer human rights, refugee status because the demand of raw materials overshadows international law.
    5-African's must continue to be servants of Europe and sell their raw materials at give away price so Europe can maybe authorize a few thousand Africans to live in peace and dignity in Europe.
    6-In a global economy Africa must reconcile with the colonial master and slave master who is responsible for the underdevelopment of Africa.

    WHY MUST AFRICA RECONCILE WITH EUROPE? JUST TO HELP EUROPE TO STOP HER IMMIGRATION PROBLEM?

    Jean Paul,
 I don't agree with the vision of the cooperation with Europe if it is based on this fixing the relationship with Europe to the advantage of Europe not Africa.
    Europe has had the chance to fix her relationship with Africa for approx. 100-400 years but it has never tried to see Africans as human beings.
    Africans have suffered greatly from the hands of Europe. The patience of Africans is over. It is only natural that they look elsewhere for a solution to their many many problems sell their raw materials at the best market value.     ....China and India, Venezuela ecc. and even Russia and the world market will free Africa from the European bondage of slavery. What about Zimbabwe starved by Europe especially the UK just because they don't like one man!

I am looking forward to the second edition of your book, in which you will document the impact of your book on the contemporary Italian and European culture after all these various trips in Italian schools.


Grease to your elbows Jean Paul my brother,
Niba (Florence - Italy)

----------------------------- RISPOSTA DELL’AUTORE-----------------------

Hello Niba,

 I have read your reaction and I'm pleased to answer you this:

About the price of raw material, of course each US dollar of increase of crude oil arise also the African grow rate for about 0,1%. I'm African and you sincerely think that such progress in Africa is not the aim of any African that from the day you came in this world, they always convince us that we can only suffer misery?

 Now, what we need to see is this:

 Such situation is very bad for Europe that has created his fortune on the African's poverty. Are we sure that Europe will let us continue with our gold period with no war? Are we sure that Europe will accept to see Africa to go ahead this wonderful moment?

 Of course NO.

 Now Africans became mature. We are not the same forever children that Europe always imagines. So, we need to take initiative to re-start any sincerely relation with Europe and this relation cannot start differently than facing the past, what ever the past has been, but we need to face it, saying the truth to each other, exactly as it happen some years ago in South-Africa.

 An din my presentation last night, I were just explaining to Europeans it is convenient to Europe to accept this reconciliation, if they don’t want to have their worst enemy as neighbor.

 My dear Niba, as you can see, talking about the poor Africans to immigrate in Europe, i just try to show how that is not the real problem Europe may be afraid of, but from the New strong Africa that is growing so fast, it may be convenient for Europe to wake-up and see Africa as Equal then start from zero to sincerely cooperate with Africa, if not, the tension for a long long period is already on the way.

My book is not a book against Africa or against any other continent, that is the book about my life, unfortunately my childhood in Africa were not so happy and I cannot wish to my children to first face such nightmare to eat 1 time each 3 days or to become slave, in order to be able to become strong in the life. All negative things happen to me in Africa may be said by an African in order to let us start to see our own responsibility about the misery of our continent. If all what I have said were said by an European, all Africans will say he is racist, so, no one them never said it before; at contrary they always let us believe that our primitive stupid culture were so nice, just to let us feel happy as a baby to whom you say a big lie just to let him feel happy for 1 day. I’m not proud about a failure culture that has be defeated for 400 years of humiliation. I cannot be proud of our ancestors just because they came before us. They have been ignorant, weak, primitive and I think it is twice more stupid for us to continue today in this century to copy the failure attitude or tradition that never succeed any where in any historical moment.

I’m European federalist movement member doesn’t mean I’m with Europe and against Africa. To be federalist means to be ready in your mind to build a united world. Personally, I’m not proud of any specific culture coming out from Africa, because I just feel myself as part of the world. That is the spirit that brings me to build easily and fast my life in 4 continents, because I’m part of the world and I want to feel anywhere of this world as at my home. Because I have born in Africa, but I could born in Asia or in South America, I would have the same engagement to help the freedom and human right to stand any where in this world. And all Federalists are in this kind of spirit. We want to build the United States of Africa not against someone, but as a step to build the United States of the World.

 Jean-Paul Pougala

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